Nel 2026 ogni dettaglio del nostro corpo e dell’aspetto personale sembra sotto una lente di ingrandimento. In questo contesto, è facile pensare che ogni desiderio di cambiamento derivi da pressioni esterne, ma non è sempre così. Talvolta, una persona sceglie di rivolgersi alla medicina estetica o alla chirurgia plastica non per inseguire un ideale astratto, ma per ridurre una distanza percepita tra identità interiore e immagine esteriore.
Tra ageismo e giudizio sociale: la contraddizione del nostro tempo
La società di oggi ci spinge a combattere il tempo, e poi ci giudica se scegliamo di prenderci cura di noi stessi.
Da un lato, si colpevolizza l’invecchiamento: i segni del tempo vengono spesso raccontati come qualcosa da combattere, nascondere, ritardare. Dall’altro lato, però, quando una persona decide di intervenire sul proprio aspetto, viene spesso giudicata superficiale, oppure, con bassa autostima e incapace di accettarsi e amare se stessa con i propri limiti.
Questo è uno degli aspetti più complessi dell’ageismo, non solo discriminazione esplicita basata sull’età, ma anche un insieme di stereotipi e aspettative che condizionano il modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri mentre cambiamo nel tempo.
Autodeterminazione, armonia, benessere
Molte correnti femministe criticano duramente il ricorso alla medicina estetica, considerato un bisogno di conformismo a canoni patriarcali che impongono alle donne di essere sempre giovani e desiderabili. Allo stesso tempo, altre prospettive, come quelle di Kathy Davis (co-direttrice dello European Journal of Women’s Studiesper), riconoscono la chirurgia estetica come possibile atto di autodeterminazione e riappropriazione del sé.
Il punto non è negare i condizionamenti sociali, ma distinguere quando una scelta nasce da un desiderio consapevole e quando, invece, diventa una fuga da sé o un tentativo di assomigliare a qualcun altro. “Posso farlo, lo faccio” può essere una frase di libertà solo se il cambiamento è proporzionato, realistico e coerente con il proprio mondo interno.
Il ruolo etico del medico: ascoltare prima di intervenire
Il principio di autodeterminazione del paziente non coincide con l’assecondare qualsiasi richiesta, né significa libertà assoluta: ogni scelta personale si muove anche tra pressioni esterne e influenze sociali. In questo senso, il medico diventa uno spartiacque etico. Deve saper dire sì quando la richiesta è proporzionata, motivata e compatibile con il benessere della persona.
Ma deve anche saper dire no, o fermarsi, quando percepisce che dietro il desiderio estetico esiste una sofferenza che non può essere risolta con un trattamento o un intervento. In questi casi, il gesto più responsabile non è intervenire, ma indirizzare la persona verso il professionista più adatto ad accogliere quel tipo di bisogno.
FONTI:
https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2023/08/CODICE-DEONTOLOGIA-MEDICA-2014-e-aggiornamenti_acc.pdf
https://www.who.int/teams/social-determinants-of-health/demographic-change-and-healthy-ageing/combatting-ageism/global-report-on-ageism
https://www.isaps.org/articles/statements-guidelines/body-dysmorphic-disorder/
https://www.plasticsurgery.org/news/press-releases/body-dysmorphic-disorder-may-be-under-diagnosed-in-patients-seeking-cosmetic-procedures
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1748681525001810
https://jcadonline.com/minimally-invasive-aesthetic-procedures-psychosocial-wellbeing/https://link.springer.com/article/10.1186/s40691-022-00318-4
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28216822/https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39205749/https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0257145
https://www.kathydavis.info/https://journals.sagepub.com/page/ejw/collections/kathy-davis
